L’alba del 2026 ha portato con sé un mutamento profondo, un evento spartiacque che mi ha imposto di riconsiderare il senso della mia esistenza. La prima riflessione è stata di natura temporale: l’età anagrafica non è un mero numero, ma la lente necessaria attraverso cui contestualizzare ogni accadimento. Se ciò che ho vissuto si fosse manifestato a venti o quarant’anni, le premesse e le reazioni sarebbero state inevitabilmente diverse.
In questo percorso mi è venuto in soccorso Hermann Hesse, un libro letto quando ero poco più di adolescente, che ripartì la parabola umana in quattro stagioni: la Primavera della giovinezza, l’Estate della maturità e dell’edificazione, l’Autunno della consapevolezza e, infine, l’Inverno della vecchiaia.
Oggi mi riconosco pienamente in una fase autunnale. Avverto che il tempo della semina e della costruzione volge al termine; se pure mi resta un decennio di operosità, il mio desiderio attuale è iniziare a beneficiare dei frutti raccolti. Il ricordo di mio padre è, in questo, un monito: scomparso un solo anno dopo la pensione, non ha avuto il tempo di godere di quanto costruito in oltre quarant’anni di lavoro.
Tuttavia, vorrei integrare la visione di Hesse: se è vero che la vita segue un ciclo macroscopico, credo che ogni stagione racchiuda in sé dei microcicli speculari. Ogni nostro piccolo progetto vive la sua primavera, l’impegno per realizzarlo ne rappresenta l’estate, il bilancio finale l’autunno e la riflessione sul futuro il suo inverno. In questo modo, anche nel mio autunno anagrafico, posso ancora sperimentare il germoglio di nuove, brevi primavere.

Coltivare – chi meglio degli agricoltori conoscono il significato delle stagioni?
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2 risposte a “Le stagioni della vita.”

  1. Avatar cate b

    Grazie per questo bel post, Bertie

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    1. Avatar The Old Bertie

      Grazie a te per averlo letto. Buona settimana.

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