Ricordo ancora benissimo quando da bambino mi regalavano i giocattoli della Lego. Sulla scatola quasi sempre un’immagine accattivante di una nave spaziale dei telefilm in voga in quel periodo (allora non li chiamavamo serie TV), oppure una enorme gru gialla, ma anche un trattore con rimorchio e animali, oppure un’automobile da corsa rossa. Poi dentro la scatola le istruzioni, pensate da persone adulte e adattate alla comprensione dei i piccoli, erano perfette! Allo stesso modo, in quel periodo, usavamo il Meccano (un gioco che oggi ha 125 anni – anno più o anno meno), sistema con tutti gli elementi metallici perforati sui quali avvitare bulloncini e viti. Nel mio caso invece, quasi sempre svuotavo il contenuto della scatola sul tappeto e con enorme dispiacere di chi me l’aveva regalata, disattendevo interamente il progetto originale, ma così facendo riuscivo a fare quello che a me piaceva in quel momento costruire. Forse sono sempre stato caratterizzato da una pigrizia nel dover leggere le istruzioni passo a passo, cosa che mi è ancora rimasta oggi. L’ho sempre percepita come un vincolo alla creatività, un obbligo di seguire passo a passo un’idea di un altro. Mi ha sempre dato poca soddisfazione nel fare. Non importa che il mio aeroplano fosse sghembo, imperfetto, improvvisato, io ci volavo dentro: prima di costruire, nel costruire e nell’immaginare di usarlo nel cielo. Oggi, che non gioco più con i Lego, faccio la stessa difficoltà nel leggere gli spartiti. O meglio li leggo a modo mio. Ne parlerò alla mia amica psicologa, credo di essere un caso.
TOB 2026/5


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