Sono brutte parole, anche se meglio sarebbe dire che nascondono dietro brutte azioni. Le parole sono sempre meglio delle azioni. Detto questo, mi è capitato sul lavoro di essere interpellato in merito a delle attività di alcuni colleghi. Per natura non mi piace parlare male, anzi, cerco di giustificare quando vedo un accanimento. In questo caso, facendo le mie valutazioni, ho ritenuto che l’approccio giusto fosse una via di mezzo, con una visione a grandangolo sul problema. Ho così spostato l’attenzione non sul singolo episodio o atteggiamento ma sull’efficacia del loro operato. Ho ritenuto che a loro mancasse un coordinatore e soprattutto fossero slegati da una strategia direzionale. Lasciati a loro stessi, non potevano che sbagliare. O forse sarebbe meglio agire in modo meccanico, senza un ragionamento. Questo capita soprattutto quando sul lavoro ti fanno fare l’esecutore e non il progettista. Niente si è risolto, volevano forse le parole di un delatore e maldicente, ma forse è più comodo incolpare qualcuno invece di incolpare se stessi. Aggiungo, vale anche per i soggetti imputati, forse con un po’ più di entusiasmo e di ragion veduta, prendendosi qualche rischio sull’operare in autonomia, non sarebbero arrivati ai ferri corti.
TOB 2026/4


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