Ho attraversato più volte le pagine della vita di Chet, ho cercato il suo volto nei film e mi sono lasciato commuovere dal soffio della sua tromba e dalla fragilità della sua voce, mentre il solco di un vinile restituiva la loro anima. Eppure, resta in me un’inquietudine sospesa, un’incapacità di accettare quel suo costante desiderio di perdersi, di annullarsi in ogni sostanza capace di spegnere il mondo.

Comprendo, in fondo, la nostra irrilevanza: siamo un passaggio fugace, un sogno breve che svanisce in un soffio, dove la bellezza brilla solo per un istante prima di dileguarsi. In certe menti, questa consapevolezza può scavare un vuoto abissale, prosciugando ogni senso del vivere se non per quel preciso momento di meraviglia assoluta. Forse per questo slegarsi dalla realtà, rifugiarsi in un suono o lasciarsi abitare da una singola nota diventa l’unico orizzonte possibile.

Ammiro Chet, così come ammiro Amy, Billie e tutti quegli spiriti eletti che si sono consumati nel fuoco della propria autodistruzione. La mia non è un’assoluzione, ma una profonda, viscerale devozione per il loro talento e per l’unicità irripetibile del loro passaggio.

TOB 2026/10

My Funny Valentine in un parco di Eilat (Israele) qualche anno fa.
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